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I misteri di Superga


La Basilica di Superga (1717-1731) , che s'impone maestosa alla vista di tutti i Torinesi, è un luogo ricco di misteri e aneddoti curiosi. Il suo aspetto maestoso nasce dalla volontà del suo progettista, Filippo Juvarra, di imitare la grandiosità della monumentale cupola michelangiolesca di San Pietro. La sua imponenza nasce invece dall’esigenza di far emergere la presenza massiccia della Chiesa allo scopo di imporla alla vista, come ad esercitare un incontrastato dominio sulla vasta scenografia naturale circostante.

Come molti sanno, la Basilica di Superga nacque da un voto alla Madonna fatto dall’allora Duca Vittorio Amedeo II. All'inizio del settembre del 1706, il Duca si trovò a fronteggiare, con il cugino Principe Eugenio, le truppe francesi che cingevano d’assedio la sua capitale: l’epigrafe murata nella parete della Basilica lo ricorda così, inginocchiato di fronte all’effige scolpita della Madonna a suggellare la promessa dell’edificazione di un Tempio dedicato al culto della Vergine, in caso di vittoria.
La statua della Madonna, conservata nella Cappella del Voto interna alla Basilica, si trovava custodita entro la nicchia di un modesto tempietto sacro intitolato a Santa Maria Sub Pergolam in ragione del pergolato che ne ombreggiava la facciata: secondo alcuni storici, il nome Superga deriverebbe proprio da questa collocazione. Un'altra ipotesi, meno poetica, farebbe invece risalire il nome della chiesa alla radice celtico-germanica di Serra-Perg che significa altura.
Che la promessa votiva sia stata contratta di fronte a questo semplice tempio o piuttosto presso un convento di Bibiana (TO), come suggeriva una lapide andata distrutta, è un fatto lungi dall’essere storicamente accertato, ma il legame affettivo che sempre congiunse Casa Savoia alla Basilica sorta ad esito degli sviluppi positivi della battaglia è sicuramente prova inconfutabile dell’avvenuto adempimento del voto da parte del Duca.

A perenne testimonianza di questo legame, l’ipogeo della Basilica custodisce le spoglie mortali di sessanta membri della dinastia sabauda, condividendo questo prestigioso ruolo con la Sacra di San Michele, l’Abbazia savoiarda di Hautecombe ed il Santuario di Vicoforte di Mondovì (CN). Tale fu il fascino esercitato dall’idea di riposare accanto ai Grandi di Casa Savoia, nell’ombrosa intimità del grembo del monumento che dominava Torino, che sia il Principe Eugenio, fautore della strategia che pose le condizioni per l’adempimento del voto del cugino, sia Filippo Juvarra, che plasmò le forme della Basilica, manifestarono, con diverso esito, la volontà di esservi sepolti.

Il Principe Eugenio, morto in Austria nel 1736, volle che il suo cuore, simbolica evocazione della sfera affettiva, fosse traslato nella Cripta Reale di Superga mentre il corpo riposa ancora oggi nel gotico Duomo di Vienna, città che lo vide raggiungere l’apice della gloria militare.

L’abate Juvarra, chiamato ad operare presso la Corte spagnola, morì in Spagna, curiosa coincidenza di date, nel 1736 e i suoi resti mortali vennero tumulati a Madrid nella Chiesa di San Martino. La costruzione, in seguito, subì un disastroso crollo dalle cui macerie le spoglie del sommo architetto non vennero mai recuperate. E’ un triste epilogo per colui che diede respiro alla più “nobile fabbrica a simmetria centrale di tutta l’età barocca” e che, dopo aver ammirato l’alto risultato della sua fatica creativa, coltivò il più volte dichiarato ma mai esaudito desiderio di riposare al riparo di una modesta nicchia da inserirsi appena a fianco del portone d’ingresso al Tempio. Il Fato, pertanto, separò il destino delle spoglie mortali dell’architetto dall’abbraccio “filiale” della sua più amata creatura, la Reale Basilica di Superga. Paolo Barosso


Fonte: Riccardo Gervaso, Storia aneddotica-descrittiva di Torino, ed. Piemonte in Bancarella,  1974 

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