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Una fastidiosa Diagonale







Il visitatore che volga i propri passi da Piazza Castello verso Piazza Solferino è sorpreso dal senso di sfida di quell’asse viario, attualmente denominato via Pietro Micca, che sembra arditamente interrompere la regolarità quasi ossessiva del tessuto urbanistico torinese. Lo schema viario originale si espanse seguendo la struttura a scacchiera dell’antico castrum romano, a sua volta sovrapposto all’insediamento celtico della mitica Taurasia probabilmente composto di villaggi sparsi.

Enrico Thovez, critico letterario piemontese, sosteneva che la fitta maglia composta da “dritte vie corrusche di rotaie” (adoperando un’immagine poetica gozzaniana), che s’intersecano ad angolo retto, in applicazione di un principio elevato a dogma, abbia agito sul temperamento degli abitanti generando, come effetto “psicosomatico”, una corrispondente struttura mentale a “graticola” nella testa dei Torinesi, portati al rigore geometrico anche nei loro ragionamenti, e, come inevitabile conseguenza, ad una certa riluttanza ad accettare novità che si discostino dall’ordine atteso delle cose.

Questo principio di meccanica ripetizione del medesimo schema viario che tende a ripetersi all’infinito, sino ai confini dell’espansione urbana, può anche suscitare, nell’osservatore, una certa stanchezza dello sguardo, obbligandolo a scrutare continuamente l’orizzonte seguendo linee rette e impedendogli di riposare posandosi su qualche elemento che infranga lo schema predefinito. Questa considerazione, di carattere prettamente psicologico, aveva sospinto l’architetto torinese Carlo Ceppi (1829-1921), appoggiato dall’amico Ernesto Balbo di Sambuy, all’epoca Sindaco di Torino, a partecipare all’accesa discussione alimentata dal progetto di raccordare Piazza Castello a Piazza Solferino tracciando una linea diagonale, che alleviasse quel senso di monotona ripetizione che faceva percepire il tessuto viario torinese come sgorgante dalla mente di una stessa volontà ordinatrice.

Il nuovo asse viario, tracciato, a conclusione del dibattito, nel 1885 tagliando, secondo una prospettiva inusitata, aggregazioni di fabbricati preesistenti, generò un effetto di prevedibile disorientamento sullo spirito dei Torinesi, inclini a concepire l’angolo retto e la forma quadrangolare degli isolati come parte dell’ordine naturale ed immutabile delle cose. Il senso di fastidio che nasceva dal discostarsi del nuovo tracciato dal principio, percepito come vincolante e necessario, della linea retta impedì di trovare altra forma di intitolazione della strada che non fosse quella che rispecchiasse semplicemente il senso dell’andamento irregolare della via rispetto alla totalità di quelle circostanti ovverosia “La Diagonale”. Si decise, in seguito, di rinnovare l’atto di battesimo dedicandola a Pietro Micca, l’eroe piemontese accomunato alla strada che tagliava in diagonale lo scacchiere cittadino dal comune senso di sfida verso ciò che appare umanamente impossibile.

Il senso di irrispettoso allontanamento dalla tradizione “visiva” della città non traspare, però, soltanto dal rivoluzionario andamento in diagonale della nuova arteria stradale ma anche da altri dettagli curiosi che ne costellano il tracciato. Procedendo verso piazza Solferino, infatti, il lato sinistro appare orfano di portici, al contrario del lato destro ed in contrasto, quindi, con la sensibilità propriamente torinese per la simmetria che avrebbe imposto la progettazione di una strada costeggiata da arcate lungo entrambi i lati. Questo lato della via, inoltre, ospita una traccia di pregio che è miracolosamente sopravvissuta all’impietosa cancellazione dei fabbricati preesistenti decisa dal Comune per far posto alla Diagonale: la Chiesa di San Tommaso, che, dopo essere stata sezionata e arretrata di circa otto metri, fu riplasmata nelle sue attuali vesti neo-barocche dallo stesso Ceppi.

Paolo Barosso


Fonte: Mila Levi Pistoi, Torino tra eclettismo e liberty 1865-1915, Daniela Piazza Editore, nov. 2000

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