TorinoCuriosa - Curiosità Torino e Provincia

foto gallery


La Fetta di Polenta


L’edificio che sorge all'incrocio tra Corso San Maurizio e Via Giulia di Barolo, “formalmente” Casa Scaccabarozzi (1881-84), o "Casa di Luna", è stato beneficiato dai piemontesi di un'altra denominazione ben più efficacemente descrittiva della sua immagine filiforme: la Fetta di Polenta.
Quella sottilissima costruzione sorta dalla mente immaginifica dell’Antonelli, esposta alla violenza del vento che spira da Ovest scendendo virulento dalle Alpi (il noto phoen torinese) scosse la quieta esistenza dei Torinesi introducendo un elemento capace di suscitarne la curiosità.
I fatti ci rivelano che Antonelli coltivasse da tempo il desiderio di costruire, nel centro di Torino, un'abitazione da reddito che rappresentasse per lui una forma di investimento immobiliare. Gli capitò l’occasione di acquistare, nei paraggi di quel Caffè del Progresso che lui stesso aveva disegnato nell’apparato decorativo interno, un appezzamento di terreno edificabile, che era però semplicemente costituito da una sottile striscia di terreno, talmente esigua che nessuno avrebbe mai potuto ragionevolmente immaginare che su quel filiforme angolo di Corso San Maurizio potesse sorgervi un manufatto che presentasse le sembianze di una casa!
L’ostinato rifiuto opposto dal proprietario del terreno contiguo alle offerte di acquisto più volte reiterate dall’architetto novarese non suscitarono nell’Antonelli, in piena sintonia con il suo temperamento, l’effetto di farlo desistere dal progetto edilizio. Al contrario, l’ostinazione del vicino stimolò il gusto della sfida innato nell’animo dell’architetto, che percepì quella situazione come un invito portogli dal Fato a mettere alla prova il proprio talento tecnico ed il proprio senso di ribellione ai vincoli di natura fisica che condizionano, limitandola, la libertà creativa propria del costruttore.
Egli, evitando di farsi condizionare nell’esercizio del proprio talento creativo dall’esiguità della superficie di cui disponeva, decise di far crescere secondo linee di sviluppo verticale ciò che non avrebbe potuto far espandere seguendo uno sviluppo orizzontale. Le cronache dell’epoca narrano di come i Torinesi, raggiunti dal sentore della nuova sfida che l’Antonelli si accingeva ad affrontare contro l’ineluttabilità delle leggi della fisica e della natura, accorressero a frotte da ogni quartiere della città ad ammirare il parto di quell’edificio così singolarmente stretto da parere un miraggio lunare destinato a dissolversi di fronte alla potenza chiarificatrice della luce del sole.
Tra le numerose dicerie che si diffusero attorno a quella casa, si narra che le maestranze del cantiere, che s'arrovellavano per escogitare un modo per portare il mobilio ai piani superiori dell'edificio, frustrate nel vano tentativo di trovare una soluzione pratica, si rivolgessero allo stesso Antonelli, mentre era intento a consumare un pasto presso una piola poco distante. Egli, irritato, rispose, reputandola cosa ovvia, che le suppellettili avrebbero dovuto essere calate dall'alto, attraverso le finestre, a mezzo di argani e che, se ciò fosse stato strettamente necessario, si sarebbe dovuto provvedere all’abbattimento dei muri, e alla loro successiva ricostruzione, per consentirne il passaggio da una camera all'altra.
Ben presto l’immagine di quell’edificio fu raffigurata nell'immaginario collettivo dei Torinesi come rassomigliante ad una gigantesca e apparentemente fragile fetta di polenta e così l'edificio fu ribattezzato.

Autore: Paolo Barosso


Fonte: \"26 Itinerari di architettura a Torino\", Società degli Ingegneri e Architetti in Torino, ott. 2000.

CURIOSITA' TORINO

ATTIVITA' A TORINO


Cerchi un'
AGENZIA PUBBLICITARIA
a Torino?
Scopri Moksilla, realizzazione siti internet Torino, Grafica e Web Marketing.



Cerchi uno
STUDIO DI DOPPIAGGIO a Torino?
Scopri il TEATR8! Corsi di dizione, fonetica e produzione di spettacoli teatrali.







mappa

Come arrivare
Giulia di Barolo


una tira l'altra

La Reggia di Venaria

Tutte le curiosità di Torino e Provincia



(c)TorinoCuriosa 2006. E' vietata la riproduzione, anche parziale, del materiale presentato.