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I segreti del Regio Parco







Fu Emanuele Filiberto a volere il Regio Parco, che all'inizio aveva tutt'altro nome. Era il 20 marzo del 1568: una patente ducale ordinava di fare un palco (parco) affidando l'incarico a Donato Famiglia, in qualità di tesoriere. Il progettista scelto fu Ascanio Vittozzi, che lavorò dietro i consigli del Palladio. L'idea di Emanuele Filiberto era quella di dotarsi di un ampio territorio di caccia tra le residenze di Lucento e Venaria, per restare più vicino al centro della città. Il Viboccone sarà il primo di diversi parchi e residenze ducali che a partire da allora sorgeranno attorno alla capitale. La nascita di questo parco assumerà un valore altamente simbolico e significativo. Per la Corte sarà il parco per antonomasia e il termine parco assumerà un valore di toponimo, sostituendo quello di Viboccone. Il parco, già per tre quarti circondato dalle acque, avrebbe dovuto trasformarsi in una meravigliosa isola, mediante l'apertura di un naviglio che avrebbe posto in comunicazione la Dora con la Stura. L'opera, forse iniziata, non fu mai completata. Il luogo, nella toponomastica di corte, rimase "Isola Polidora", detta "Isola di Viboccone". Il grande numero di piante del parco è dovuto a Emanuele Filiberto, che introdusse la bachicoltura, grazie a cui si piantarono 17mila alberi e nel 1568 vi si stabilì un vivaio. Il completamento e la trasformazione da podere modello in dimora di caccia fu opera del figlio, Carlo Emanuele I, il quale ampliò il parco fino a 230 ettari.

1630: LA DECADENZA DEL VIBOCCONE
Il destino del Viboccone fu segnato dalla morte di Carlo Emanuele I, avvenuta nel 1630: il palazzo, che come tutte le altre delizie non era mai stato utilizzato come stabile residenza, cessò per sempre di essere luogo di svago e di battute di caccia, per tornare ad essere una tenuta agricola. Nel 1640 Maria Cristina di Francia nominò un governatore del parco, a prendersene cura. Nel 1643 il palazzo era ormai in disuso e venne definitivamente chiuso, avendo i duchi preferito altre residenze extraurbane. Quando nel 1713 i Savoia assunsero il titolo di re, il parco vecchio prese l'attributo di regio. Fino al 1716 la struttura è stata ancora parzialmente agibile.

GLI ALTARINI DEL 1706
Il graduale declino culminò nel 1706, con la 'Battaglia di Torino', durante la quale vennero in parte distrutti parco e Palazzo. Di quell'epoca restano ancora alcuni "altarini", fatti costruire da Valfré come voto alla Consolata per la vittoria ottenuta. In origine erano circa 200: oggi ne restano una quindicina, di cui 4 a Regio Parco: 2 si trovano all'interno della Manifattura Tabacchi, uno nel cortile di una scuola di via Pergolesi 119 e uno in un cortile di una casa popolare di via Gottardo 273, ora non più visibile.

1789: NASCE LA MANIFATTURA TABACCHI
Dopo la grande paura del 1706, Vittorio Amedeo II decise di rimettere ordine in città e negli edifici reali. Nel 1758 Carlo Emanuele III, diede all'architetto Benedetto Ferrogio l'incarico di progettare la Regia Fabbrica del Tabacco. Nel 1768 i Savoia commissionarono la costruzione, sui ruderi del Viboccone, di un edificio destinato ad ospitare la Regia Manifattura Tabacchi con annesse piantagioni e semenzaio. Il progetto della Regia Manifattura si ispirava alle imponenti manifatture reali francesi. Nel 1789 il complesso manifatturiero venne ultimato, dal fratello di Benedetto, Giovanni Battista. Un elemento caratteristico dell'epoca del Viboccone, sono le grosse pietre di piazza Abba, forse basamenti di antiche statue, risalenti al 1500. La Manifattura Tabacchi di Torino, che ha chiuso i battenti nella primavera del 1996, oltre ad essere una delle fabbriche più antiche della città fino alla prima guerra mondiale, fu il più grande complesso industriale torinese; tra l'altro, era l'unica fabbrica in Torino a produrre anche carte da gioco, da bollo e filigrane. Nel 1913 era più grande della FIAT: vi lavoravano 1728 operaie, 189 operai e 25 impiegati. L'edificio progettato dai fratelli Ferrogio, presentava nell'insieme tre strutture: la Regia Fabbrica del Tabacco, la Cartiera, la Chiesa dedicata al beato Amedeo.

LA CHIESETTA DEL BEATO AMEDEO
Nella cappella interna alla Manifattura, iniziata nel 1789 e dedicata al beato Amedeo (Amedeo IX, membro di casa Savoia), avevano luogo le funzioni religiose per gli operai, ma anche gli abitanti delle cascine circostanti e del piccolo borgo. La chiesa si trovava al fondo del grande cortile, che ancora oggi costituisce il baricentro di tutto l'impianto architettonico. Esternamente, nessun indizio indicava la presenza del luogo di culto, infatti sui tre lati vi erano alloggi ed ambienti destinati ad usi diversi. Nel 1885, la direzione della Manifattura revocò alla diocesi torinese l'utilizzo della chiesa. La chiesa della Manifattura, che per circa un secolo aveva servito gli abitanti della zona, nel 1893 fu sconsacrata e adibita a deposito tabacchi. Al suo interno furono innalzati pilastri di ghisa che sostenevano solai di legno. Il declino della struttura fu inarrestabile e culminò con i gravi danni riportati durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Nel 1952 fu completamente abbattuta. Nel 1956, il medesimo sito venne adibito a centrale termica.

1887: LA NASCITA DELLA CHIESA DI SAN GAETANO DA THIENE
Nel 1887, il cardinale Gaetano Alimonda, arcivescovo dal 1882 al 1891, su progetto del Rivetti e Scarampi, fece iniziare i lavori di costruzione della chiesa dedicata a San Gaetano da Thiene. L'estetica di questa nuova struttura combinava insieme, gotico, romantico e bizantino. La chiesa venne a costare circa 200 mila lire , in parte finanziati dal municipio di Torino e in parte da alcune donazioni. Conclusi i lavori ci si accorse che la facciata principale della chiesa risultava rivolta verso il Cimitero Generale dando le spalle al borgo. C'è una spiegazione per questo fatto curioso: al momento della costruzione, corso Regio Parco era l'unica arteria di comunicazione fra il sobborgo e il centro e si prevedeva che la città si sarebbe sviluppata lungo questa direttrice. Ma la modifica del corso della Dora, che permise l'ampliamento del cimitero, spostò le direttrice di sviluppo urbano su via Bologna, lasciando spazi inedificati e inedificabili. Questi spazi si identificano oggi con il parco della Colletta, lo scalo di ferroviario di Vanchiglia su corso Novara, iniziato nel 1919, il raccordo ferroviario in trincea collegato alla stazione Dora. Queste opere bloccheranno ogni tipo di sviluppo urbano. Per questo motivo, oggi la chiesa, curiosamente, pare volgere le spalle al quartiere.

LA CASCINA AIRALE
Un'antica cascina domina imponente il parco della Colletta a Regio Parco. E’ situata vicino al Cimitero Monumentale di Torino, su un rialzo lungo via Zanella. Si chiamava Cascina Airale. La sua origine risale a prima del palazzo reale del Regio Parco. Nel 1567 il Duca Emanuele Filiberto acquistò le proprietà del Viboccone. All'epoca dell'acquisto il complesso apparve già bisognoso di riparazioni. Si parla della Cascina nei Testimoniali a partire dal 1681; la struttura rimase immutata fino al 1746. Nel 1779 venne costruita una parte piùmoderna, cui si affiancava la struttura originale, chiamata Castelvecchio. Nel corso dei secoli fino ad oggi la cascina ha mantenuto sostanzialmente inalterata la sua struttura. Dal 1978, in seguito all'esproprio degli ultimi abitanti, divenne di proprietà comunale e dichiarata inagibile. Fino al 1982 ha ospitato una famiglia di agricoltori, con tanto di pecore e mucche.

L'ASILO UMBERTO I
Per numerosi figli delle tabacchine torinesi il percorso educativo si è sviluppato lungo un itinerario che si dipanava in tre edifici strettamente collegati alla Manifattura del Regio Parco: l'incunabolo, che all'interno della Manifattura assolveva alle funzioni di nido; l'asilo Umberto I e la scuola elementare Giuseppe Cesare Abba che, adiacenti allo stabilimento, caratterizzavano il panorama del borgo. L'asilo del Regio Parco, fra quelli della Federazione degli Asili Suburbani, fu il primo ad essere costruito, nel 1880. L'edificio rimodernato nel 1912, veniva descritto come uno degli asili più belli della città. L'asilo ha per scopo l'istruzione morale, religiosa, fisica ed intellettuale dei bambini, di età non minore di due anni e non maggiore di sei. Ai bambini ricoverati all'interno verrà distribuita una minestra. Erano ammessi gratuitamente i bambini poveri, nati o residenti nel comune di Torino. Non è possibile determinare e quantificare il livello di povertà che consentiva l'ingresso dei bambini nell'asilo. Era un'istituzione senza fini di lucro, rivolta a famiglie di modesta condizione economica. A centovent'anni dalla sua costruzione, l'asilo accoglie ancora oggi numerosi bambini.

LA SCUOLA GIUSEPPE CESARE ABBA
Il 29/05/1878 il Comune di Torino delibera l'acquisto di un terreno posto nell'area del Regio Parco, di fronte alla Manifattura Tabacchi più precisamente nel luogo dove sorgevano i giardini del Viboccone, per la costruzione di un edificio scolastico. Inizialmente l'edificio era piccolo, ma sufficiente a soddisfare le esigenze della popolazione del borgo e degli operai della Manifattura. La scuola, non avendo ancora una denominazione specifica, era semplicemente chiamata "SCUOLA ELEMENTARE RURALE DEL REGIO PARCO"; questo fino al 1921, anno in cui la Commissione Municipale, preposta alla Toponomastica, la dedicò a GIUSEPPE CESARE ABBA, valoroso soldato e cronista della spedizione dei Mille. i primi documenti della scuola, rinvenuti dagli archivi, sono datati 1905, dimostrando che proprio in quell'anno la scuola iniziò la sua attività. Man mano che la popolazione cresceva, aumentarono le esigenze e il Direttore scolastico decise di richiedere l'apertura di nuove classi, il Comune prese in affitto due locali da un privato, confinanti con il cortile della scuola. Questa abitazione aveva l'entrata su via Maddalene, 61. Fu aperta una porta nel muro di cinta che collegava i locali della scuola. Ancora oggi si vede la sagoma della porta che sbuca nel cortile e che fu murata quando il Comune lasciò i locali. Nell'aprile del 1911 fu deliberato a bilancio un primo fondo di stanziamento e nel settembre del 1914 l'appalto dei lavori di ampliamento. Il continuo aumentare della popolazione costrinse il Comune nel 1924 a deliberare un ulteriore ampliamento dell'edificio, progettando un primo ed un secondo piano sulla struttura già esistente, utilizzando anche gli abitanti del luogo per accelerare i lavori.


Fonte: Ricerche e interviste sul territorio, a cura di TorinoCuriosa

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