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Superstizioni in casa Savoia





Ai tempi dei Savoia piazza Castello era piena di maghi, pitonesse e cartomanti. Un giorno il re Vittorio Amedeo decise di consultare un indovino e vi si recò - camuffato per non farsi riconoscere - insieme a suo fratello, il Conte di Sales. La curiosità gli costò cara: i due malcapitati ricevettero terribili profezie, la decapitazione per il conte e una rabbiosa morte in prigione per il re. Quando alcuni anni dopo il Conte di Sales fu condannato a morte per prevaricazione nel governariato, Vittorio Amedeo si affrettò a graziarlo: voleva in questo modo contraddire le predizioni dell'indovino. Ma non vi riuscì: dopo il tentato ritorno al governo, nel 1732 gli toccò in sorte proprio la morte predetta, ridotto in prigionia, con la rabbia di non poter rivedere suo figlio Carlino (Carlo Emanuele III). Forse da allora iniziò la diffidenza dei Savoia verso la cartomanzia, l'astrologia e la divinazione, che portarono il re Vittorio Emanuele II a sentirsi fortemente minacciato dalle profezie di Don Bosco. Accade nel 1854-55, quando il sacerdote prese ad annunciare con disinvoltura, la morte dei reali. Don Bosco inviò alcuni messaggi al re, in cui prediceva grandi "lutti a corte", se la legge sull'incameramento dei Beni Ecclesiastici e la soppressione dei conventi non fosse stata impedita. Il sovrano ne fu contrariato. Le profezie di Don Bosco si verificarono puntualmente nel 1855: il 12 gennaio morì la 53enne regina madre Maria Teresa, vedova di re Carlo Alberto; il 20 gennaio morì la moglie del re, la regina Maria Adelaide, 33enne; il 10 febbraio morì il fratello del re, Ferdinando Duca di Genova, a 33 anni; il 16 maggio morì anche il piccolo Vittorio Emanuele, figlio del re. Il rapporto dei Savoia con la divinazione si fece sempre più temuto, fino a coinvolgere i numeri: il 28 portava male. Troppi decessi erano avvenuti in Casa Savoia il giorno 28: Carlo Alberto, Vittorio Emanuele, la Regina Elena, la loro figlia Mafalda e molti altri. Che fare per proteggersi? Vittorio Emanuele II usava farsi crescere per un anno intero le unghie degli alluci per poi affidarle al suo orafo affinché le incastonasse in oro e diamanti: una volta pronte ne faceva talismani che dava in dono alle sue amanti. Dopo la morte del re, il successore Umberto I recuperò un'unghia che il morto aveva regalato a sua madre, la regina Maria Adelaide, e la regalò come portafortuna al Conte di Mirafiori.


Fonte: Renzo Rossotti, Torino esoterica, Newton & Compton Editori

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