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La monorotaia di Italia 61







Oggi sembra quasi una bizzarra scultura d’arte contemporanea, come ve ne sono tante nelle strade e nelle piazze di Torino. Una trave di cemento lunga e curva, sostenuta da numerosi piloni, sull’acqua del laghetto artificiale al confine sud di Torino, lungo Corso Unità d’Italia. Ormai quasi non ci si fa più caso, ma una scritta svela che cos’è quello strano manufatto. “Monorotaia – stazione sud”: oltre alla curiosità, è tutto ciò che resta della celebre monorotaia di Italia61. Nel 1961 Torino era in pieno sviluppo industriale. Dopo la ricostruzione postbellica, si era aperto un periodo di crescente benessere, ma anche di disordinata immigrazione e forte sviluppo demografico: proprio in quell’anno, la città arrivò a contare un milione di abitanti. Come nel 2006 con le Olimpiadi, anche allora la città era in grande fermento per prepararsi ad un avvenimento storico: il centenario dell’Unità d’Italia, che venne celebrato con la grande manifestazione “Italia61”. Lungo le sponde del Po sorse l’omonimo quartiere fieristico, i cui edifici sono ancor oggi esistenti ed utilizzati, seppure con qualche rimaneggiamento, come nel caso del Palavela olimpico. Per collegare le varie sedi di Italia61, venne utilizzato un innovativo sistema di trasporto: la monorotaia sistema “Alweg”, dal nome del suo inventore, l’ingegnere svedese Axel Lennart Wenner-Gren, che aveva a lungo studiato questo nuovo mezzo di trasporto in un centro sperimentale presso Colonia, in Germania. La monorotaia Alweg non era certo la prima al mondo: numerosi tentativi di far correre dei treni su un’unica rotaia erano stati già effettuati in varie città. Attenzione a non confondere la monorotaia con il “binario unico”: monorotaia vuol dire una sola rotaia centrale sulla quale si muovono i veicoli. Talvolta, e molto a sproposito, qualcuno di scarsa cultura tecnica cita questo termine per indicare il banalissimo “binario unico” di molte linee ferroviare, dove comunque le rotaie su cui corrono i veicoli ferroviari sono due. La monorotaia Alweg è costituita da una trave di cemento armato a forma di “I”, sulla quale si muovono veicoli elettrici dotati di ruote in gomma sia verticali, per sostenerne il peso, sia orizzontali, per stabilizzare e guidare il treno. La linea costruita per Torino fu la prima di questo tipo ad ospitare a bordo dei passeggeri, in regolare servizio pubblico. All’epoca si pensò di estenderla verso Moncalieri ed il centro città, immaginando un sistema di metropolitana sopraelevata, basato su questa tecnica; ma poi, come spesso accade in Italia, tutto si concluse con un nulla di fatto. Dopo soli otto mesi di servizio, la monorotaia si fermò. Non si può dire, però, che sia stato un insuccesso: seguendo l’esempio di Torino, vi furono altre città nel mondo che optarono per il sistema Alweg, dopo che i loro amministratori e i loro tecnici trasportisti l’ebbero visto in funzione qui da noi. Negli anni Settanta, la costruzione del prolungamento del sottopasso Lingotto richiese l’abbattimento della maggior parte del tracciato, facendo tramontare ogni possibile futuro per questo mezzo. La stazione nord, rimasta isolata e abbandonata, venne fatta oggetto di vandalismi; oggi è stata recuperata, adattandola a struttura alberghiera per i familiari dei ricoverati nei vicini grandi ospedali.

Curiosità a cura di Andrea Coccioni, foto storiche tratte da Mondotram


Fonte: Giovanni Cornolò e Francesco Ogliari, Si viaggia anche... così, Arcipelago edizioni, 2002

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