TorinoCuriosa - Curiosità Torino e Provincia

foto gallery


Il volto egizio di Torino





"Torino, città dalle remote origini egizie avvolte nella leggenda, era predestinata da sempre ad accogliere le testimonianze di quella gente da cui ha avuto i natali" (Giuditta Dembech). Tutto ebbe inizio dalla Mensa Isiaca, o forse anche prima. Era il 1629 quando i Savoia acquistarono dai Gonzaga un presunto reperto egizio, recuperato durante il sacco dei Lanzichenecchi del 1537, pare, poco prima di essere fuso da un fabbro ferraio: si trattava di una tavola di bronzo con incise divinità egizie in oro e argento e al centro la dea Isi. Poco importa se oggi abbiamo scoperto che quella tavola era solo una copia di epoca romana e che quei geroglifici erano ornamentali. Dalla cosiddetta "Mensa Isiaca" si scatenò la curiosità dei Savoia per l'Egitto, in parte già stuzzicata durante gli scavi della Cittadella del 1564, quando fu ritrovata a Torino una base di statua con una dedica proprio alla dea Isi. Pingone, Diodoro Siculo, Nanni da Viterbo parlarono allora di origini egizie e divine della città di Torino (capitale del ducato sabaudo da appena un anno), che secondo loro avrebbe avuto origine proprio dalla dea Isi, civilizzatrice del mondo occidentale. Lo storico Ludovico Muratori parla di "Iside Magna", un tempio dedicato a Iside proprio dove oggi c'è la Gran Madre. Lo splendore della Mensa Isiaca convinse Carlo Emanuele III a chiedere al professor Vitaliano Donati di riportare dall'Egitto "qualche pezzo d'antichità o manoscritto raro o anche qualche Mummia delle più conservate (...)". Il 20 giugno del 1759 il famoso botanico padovano partì così da Venezia, per spedire a Torino i primi veri reperti egizi: una statua Sekhmet (la dea leonessa), una statua in granito rosa di Ramesse II e un busto d'Isi in granito, acquistato a Copto. La svolta decisiva nell'arricchire la collezione egizia della città sabauda la fece Carlo Felice nel 1824, acquistando ad un prezzo enorme la collezione di Bernardino Drovetti, piemontese console generale di Francia in Egitto. La acquistò dopo il riufiuto della Francia e il ripensamento del padre Vittorio Emanuele I. La prima sede dei reperti fu il Palazzo dell'Accademia delle Scienze. Sull'onda di Torino, anche le altre capitali iniziarono a mettere da parte il loro "tesoro egizio": lo fecero Il Cairo, Londra, Parigi, Berlino, Pietroburgo, New York. Quando Champollion, il famoso decifratore della stele di Rosetta, arrivò a Torino era l'estate del 1824. Andò subito a sistemarsi in un albergo di via Verdi e poco dopo si trovò nel cortile di fronte alla statua di Ramesse il Grande. Ne rimase incantato. Parlò di quel muto incontro come dell'esperienza che lo segnò di più nella sua vita di studioso. A completare la collezione torinese fu Ernesto Schiaparelli, con le sue campagne di scavo in Egitto condotte tra il 1900 e il 1920 grazie ai finanziamenti concessi da Vittorio Emanuele III. Oggi il Museo Egizio di Torino custodisce un vero e proprio tesoro archeologico, fatto di 30mila pezzi che vanno dal paleolitico all'epoca copta: tra questi, la tomba intatta di Kha e Merit, il Canone Reale, la statua di Ramesse II, la tela dipinta di Gebelein, preziosi sarcofaghi, mummie ed esemplari del Libro dei Morti della Collezione Drovetti.


Fonte: Sergio Donadoni - Silvio Curto - Anna Maria Donadoni Roveri, L\'Egitto dal mito all\'Egittologia, Fabbri Editori

CURIOSITA' TORINO

ATTIVITA' A TORINO


Cerchi un'
AGENZIA PUBBLICITARIA
a Torino?
Scopri Moksilla, realizzazione siti internet Torino, Grafica e Web Marketing.



Cerchi uno
STUDIO DI DOPPIAGGIO a Torino?
Scopri il TEATR8! Corsi di dizione, fonetica e produzione di spettacoli teatrali.







mappa

Come arrivare
Via Accademia Delle Scienze


una tira l'altra

Il Museo dell'odontoiatria a Torino

Tutte le curiosità di Torino e Provincia



(c)TorinoCuriosa 2006. E' vietata la riproduzione, anche parziale, del materiale presentato.