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I misteri della Mole Antonelliana





“Quale altra città avrebbe eretto un simile monumento allineandolo rigorosamente, come una banale casa d’affitto, al rettifilo di una strada qualunque, un’anonima traversa come via Montebello?” (Vittorio Messori, Il Mistero di Torino). Solo Torino, già. Difficile vederla da vicino la Mole Antonelliana, impossibile fotografarla per intero. Un monumento in perfetto stile torinese, di celata maestosità. Nata come un grandioso tempio israelitico (1860), fu acquistata in corso d’opera dal Comune (1877), unico in grado - a fatica - di sobbarcarsi i folli costi di realizzazione. Dal 1899 al 1930 divenne la sede del Museo Nazionale del Risorgimento; dal 2000 è sede del Museo Nazionale del Cinema; in realtà la Mole più che un edificio utile, per Torino è sempre stata un simbolo. Sulla sua sommità, in origine, fu eretto il Genio Alato, una statua di angelo dorato alta 7 metri. L’Angelo cadde l’11 agosto del 1904, colpito da una folgore. Tutte le cronache dell’epoca parlarono di un fatto che aveva del “prodigioso”: la statua, pesante 3 tonnellate restò in bilico sul terrazzino sottostante e non fece nessuna vittima. Rimasto quasi intatto, non fu comunque rimesso sulla sommità della Mole. Al suo posto fu sistemata una stella, che non ebbe tuttavia sorte migliore. Alle 19,20 del 23 maggio 1953 un secondo tornado spezzò la punta della Mole facendo cadere 47 metri di cuspide. La cupola cadde verticalmente, a candela, nel piccolo giardino della RAI sottostante, sull’unico fazzoletto di terra non edificato della zona. Anche quella volta, straordinariamente non ci furono morti. “Quasi che la rovina fosse un segno, un enigmatico avvertimento che colpiva le cose, ma preservava le persone” (Messori). Il 31 gennaio 1961 terminarono i lavori di ristrutturazione, giusto in tempo per la celebrazione del Centenario dell’Unità d’Italia. La stella fu rimessa a posto: una stella tutta nuova, larga 2,4 metri e pesante 210 chili. La nuova guglia fu costruita in acciaio rivestito di mattoni, una sicurezza che tolse alla Mole Antonelliana il primato di edificio più alto costruito in laterizi (167,5 metri di pietra, cemento e mattoni). Per gli appassionati di esoterismo, anche la Mole ha i suoi lati oscuri: una base piramidale e una guglia altissima che come una sorta di antenna catalizza l’energia che capta dal Cielo e aspira dalla Terra. Lo stesso Nietzsche vide nella Mole l’immagine di Zarathustra: in una sua lettera da Torino dice di averla “battezzata Ecce homo” e di averla “circondata nello spirito con un immenso spazio”. Secondo il suo biografo, Anacleto Verrecchia, il filosofo amava pranzare nei dintorni della Mole per goderne i benefici influssi…


Fonte: Vittorio Messori, Aldo Cazzullo, Il Mistero di Torino, Le Scie, Mondadori

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