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Come Pietro Micca salvò la Cittadella






Pietro Micca, minatore di guardia nella notte tra il 29 ed il 30 agosto 1706, salvò a costo della vita la Cittadella dai francesi. Questo è quanto riportato dal Solaro, in un racconto redatto poche ore dopo l’episodio: “Verso la mezzanotte quattro granatieri nemici interamente corazzati si calano furtivamente nel fosso della Mazzaluna, strisciano inavvertiti lungo la controscarpa, ed avendo all’improvviso raggiunto l’angolo saliente, guadagnano la porta per la quale si entra nella galleria che conduce nell’interno della piazza (cioè, nella capitale alta della Mezzaluna). Costoro non tardano ad essere uccisi dai soldati della nostra guardia, insieme con tre altri che li seguono; ma a questi ne succedono ancora dieci o dodici, che prendendo il sopravvento, dopo parecchi colpi di pistola e di moschettone esplosi dalle due parti, mettono in fuga la nostra piccola guardia. Così questo gruppo di temerari sarebbe penetrato alla rinfusa nella galleria, se uno dei nostri minatori (si tratta proprio di Pietro Micca), aiutato da un altro, non avesse preso il partito di chiudere loro in faccia la porta che si trova all’imboccatura della scala conducente dalla galleria superiore all’inferiore, e di dare fuoco ad un fornello di mina che si era praticato per rovinare la scala stessa, nel caso che il nemico si fosse introdotto nella galleria superiore. Quest’azione è stata esagerata dai più, ai quali piacque credere che questo minatore, senza alcuna preparazione appiccasse il fuoco alla salciccia, preferendo seppellire sé stesso sotto le rovine di quella scala, piuttosto di dare tempo ai nemici di impadronirsi delle gallerie: ma la cosa non andò proprio così. È bene sapere che il minatore, sentendo sfondare la porta a colpi di scure, sollecitava il suo compagno ad applicare la miccia alla salciccia: ma essendo più impaziente di quanto l’altro potesse essere più veloce: - levati di lì, gli dice, prendendolo per un braccio - tu sei più lungo di un giorno senza pane; lascia fare a me, fuggi! - poi avvicina la miccia troppo breve all’estremità della salciccia e le dà fuoco. Il fornello scoppia e il poveretto ha minor tempo di quello necessario per mettersi in salvo, poiché lo si trova morto a quaranta passi dalla scala che aveva discesa. Se come fu detto, egli avesse messo il fuoco alla salciccia, la quale non era più lunga di una tesa, senza servirsi di miccia, il fuoco avrebbe preso con tal rapidità, che il minatore non avrebbe neppure avuto tempo di scendere un gradino. La verità è che questo coraggioso, agitato dall’imminenza del pericolo, non si curò di prendere le precauzioni necessarie ad evitare la morte”. Il suo corpo, scaraventato dall’onda d’urto dell’esplosione nella galleria bassa, fu ritrovato a circa quaranta passi dagli ultimi gradini della scala che, con il suo gesto, venne distrutta, impedendo l‘ingresso al forte.


Fonte: AA.VV., I segreti di Torino sotterranea, Editrice Il Punto

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