TorinoCuriosa - Curiosità Torino e Provincia

foto gallery


I Templari in Piemonte







L’Ordine dei Templari nacque dall’intraprendenza di un cavaliere piccardo, Hugues de Payn, che aderì nel 1105 alla spedizione in Terra Santa organizzata dal Conte di Champagne, di cui era vassallo. Abbandonando la mondanità che aveva caratterizzato sino ad allora la sua condotta di vita, si unì come oblato, insieme con altri otto cavalieri, ai Canonici regolari del Tempio obbligandosi a rispettare la regola di Sant’Agostino. Era stato Baldovino II, Re di Gerusalemme, ad affidare agli Agostiniani l’amministrazione della chiesa che occupava l’ala dei quartieri reali corrispondente alla moschea di Al-Aqsa, detta anche Cupola della Roccia, che era stata incorporata nel palazzo residenziale dei sovrani dopo la presa di Gerusalemme da parte dei cavalieri franchi. L’aura di sacralità che, per l’Islam, rivestiva la moschea dipendeva dalla credenza che le mura dell’edificio fossero costruite attorno alla roccia usata come basamento per la scala che permise l’assunzione di Maometto in paradiso mentre la centralità del sito nella geografia spirituale ebraica discendeva dalla sovrapposizione dell’edificio all’area perimetrale del Tempio di Salomone, crollato a causa del vandalismo incendiario di cui si macchiarono le legioni spedite da Vespasiano e Tito a Gerusalemme nel 69-70 d.C. per sedare la ribellione giudaica e riportare la pax romana nella regione, rendendosi responsabili, per l’efferatezza dei metodi di repressione, della diaspora ebraica. L’interesse che si manifesta in Piemonte per il fondatore dei Templari è accresciuto dalle supposizioni di chi, come Andrea Guenna in “L’enigma dei nove castelli”, caldeggia l’ipotesi dei natali piemontesi del cavaliere, sinora creduto francese. Talune ricerche si addentrano talmente a fondo nei dettagli della questione da aver addirittura individuato la presunta casa natale del de Payn nel tessuto urbanistico di Mondovì. Il nodo problematico dipenderebbe dalla palese incongruenza tra la data di fondazione della comunità di Mondovì, derivata dalla fusione di nuclei abitati preesistenti che si aggregarono verso la fine del XII secolo (il primo documento che ne attesta l’esistenza risale al 1198), e la data di nascita del de Payn, attorno al 1070. Alla contestazione si replica localizzando la casa natale del cavaliere lungo la via Beccarla nella frazione di Breolungi che, all’epoca dei fatti, era il centro principale della contea alto-medievale di Bredolungo, citata nei documenti come “Comitatus Bredulensis” e infeudata al vescovo di Asti. Altri, invece, cercano le tracce della località che diede i natali al de Payn fra i centri più antichi che punteggiano il contado di Mondovì come San Michele Mondovì ma, aldilà degli ostacoli che impediscono di appurare l’attendibilità di queste tesi, rimane intatta ed irrisolta la questione linguistica legata al nome del cavaliere, dall’impronta chiaramente francese. Per superare l’obiezione, si è replicato ponendo in rilievo la particolare concentrazione nell’area del Monregalese del cognome “Peano”, che è interpretata come l’italianizzazione del piemontese o provenzale (in quest’angolo di Piemonte gli influssi delle due parlate si compenetrano) “Pèén”, dall’indubbia assonanza con Payn. L’irreperibilità di prove documentali non consente di confermare l’ipotesi, relegandola nella sfera delle leggende locali. La lacunosità delle fonti lascia, però, inalterato il fascino esercitato da una congettura che, laddove comprovata da future acquisizioni, consegnerebbe al Piemonte il merito di aver dato i natali al fondatore di quell’Ordine dei Templari di cui ripercorreremo di seguito i principali passaggi dalla nascita alla sofferta soppressione. Il progetto delineato da Hugues de Payn, diretto alla costituzione di un Ordine di monaci guerrieri votati alla difesa della Cristianità di Terra Santa, corrispose alle aspettative di Baldovino II che era costantemente alle prese con la cronica carenza di risorse umane disponibili a rinforzare la rete di presidi militari posti a tutela dei quattro Stati d’Outremer fondati dai crociati. L’efficienza e l’efficacia dell’esercito reale erano, infatti, compromesse dalla loro subordinazione al mutevole atteggiarsi degli interessi particolaristici dei baroni del Regno che fornivano i contingenti di truppe al sovrano. L’eco del massacro di pellegrini cristiani che colorò di sangue le sponde del fiume Giordano nel 1119 impressionò l’opinione pubblica occidentale al punto tale da rafforzare le fondamenta ideologiche del proposito di de Payn, che si decise a partire alla volta dell’Europa facendo tappa presso le principali corti del tempo alla ricerca di supporto morale e finanziario. Il principale ostacolo che il de Payn incontrò dipese dalla tradizionale repulsione del monachesimo occidentale per l’uso delle armi e dal rifiuto opposto al concetto di scontro armato come strumento di risoluzione delle controversie. La Fede si propaga con la predicazione e l’esempio, non con le armi. Nel contempo si delineò ben chiara nella sua mente l’idea che il rigore delle regole monastiche occidentali, poco propense a concepire la figura del monaco armato come contemperabile con lo spirito delle Sacre Scritture e coerente con l’idea che la salvezza dell’anima sia raggiungibile soltanto tramite il contemptus mundi cioè la lontananza dalla corruzione del Mondo ed il ritiro claustrale, potesse mitigarsi adeguandone l’applicazione all’estrema precarietà delle condizioni di vita dei Cristiani di Terra Santa, la cui sopravvivenza era costantemente messa sotto scacco dalle incursioni islamiche. Hugues de Payn abbandonò lo stato laicale pronunciando i voti di castità, obbedienza e povertà nel 1120 di fronte al Patriarca di Costantinopoli mentre nel 1129 il papa Onorio II, tramite il legato pontificio al concilio di Troyes, Matteo d’Albano, ratificò la fondazione dell’Ordine configurandolo come entità autonoma e decretando il distacco dai Canonici regolari del Tempio che erano agostiniani. A causa della contiguità della sede assegnata da Baldovino II ai monaci con l’area del Tempio di Salomone l’Ordine si meritò l’appellativo di Militia Salomonica Templi o Fratres Templii – più semplicemente Templarii. Per la stesura della regola dell’Ordine il de Payn contattò il monaco francese Bernardo di Chiaravalle, esponente di quel movimento di riforma dei costumi ecclesiastici che ruotava attorno alle fondazioni monastiche di Cluny e Citeaux, spedendogli una lettera alla quale il predicatore e ispiratore della Seconda Crociata oppose un prolungato silenzio, preferendo temporeggiare al probabile scopo di trovare una formula compromissoria che conciliasse la figura del monaco in armi propugnata dal de Payn con l’ostilità del monachesimo occidentale verso l’uso delle armi. Bernardo elaborò il concetto di malicidio affermando che il cavaliere cristiano, reo di assassinio, fosse esentato da responsabilità morale nel caso dell’uccisione di nemici che compromettessero la sopravvivenza della Chiesa in Oriente, atteggiandosi essi stessi ad incarnazione del Male. L’eloquio e l’arte diplomatica di Bernardo raggiunsero livelli tali di illuminata raffinatezza nella stesura della regola che lo storico Jacques Leclerq qualificò lo statuto redatto dal monaco per i Templari con l’etichetta di “Carta bernardiana per la limitazione della violenza”. Il ricorso alle armi, infatti, era circoscritto a casi ben delimitati, aldilà dell’interpretazione estensiva che se ne diede nei fatti. L’Ordine crebbe in potenza e prestigio, affiancando alle finalità militari la vocazione finanziaria che poggiava sulla nomea di intransigente dirittura morale attribuita ai monaci nell’amministrazione dei fondi, strettamente vincolati alla causa. Tale attitudine risaliva alla formulazione dell’inflessibile regola bernardiana che vietava ai Templari di possedere per uso personale più di quattro denari a testa, a pena di espulsione dall’Ordine. La creazione di una rete capillare di precettorie o commende e di mansiones distribuite lungo le strade principali dell’Occidente favorì a tal punto l’affinamento della tecnica bancaria che i monaci si guadagnarono la fama di inventori della lettera di credito. La struttura burocratica interna prese a riflettere la doppia vocazione, militare e finanziaria, dell’Ordine rispecchiandosi nella duplicazione delle cariche dirigenziali: il Maestro o Gran Maestro (da una certa epoca in avanti) era il capo politico e militare eletto dal Capitolo Generale e risiedeva per lo più a Cipro, sede strategica per stabilire contatti diplomatici utili alla causa della Terra Santa, mentre il Vicario d’Occidente e le altre cariche amministrative sovrintendevano alla rete di precettorie, priorati e mansiones che facevano riferimento alla sede parigina della Tesoreria dell’Ordine. Al riguardo, lo storico Franco Ressa asserisce che il Piemonte medievale era in assoluto la terra “con la maggior concentrazione di commende; se ne contavano ventiquattro ed amministravano quarantadue chilometri quadrati di terreni con ventisette case, cinquantacinque cascine, quattro castelli e quaranta tra chiese e cappelle”. Un patrimonio immenso. Il prestito di ingenti somme di danaro ai principi occidentali per finanziare le loro campagne militari fu, però, alla base della persecuzione giudiziaria che cancellò l’Ordine. La potenza dell’Ordine solleticò, infatti, i torbidi propositi di Filippo IV il Bello, re di Francia, il quale incaricò la squadra dei giuristi di corte di trovare un escamotage che dispensasse la corona francese dall’obbligo di restituire ai Templari le somme di denaro che i monaci avevano prestato per rimpolpare le casse francesi, dissanguate dal protrarsi della contesa contro l’Inghilterra per il possesso della Guascogna, anticamera della guerra dei Cent’anni. La soluzione venne offerta dalla norma di diritto canonico che contemplava l’esenzione del debitore dalle obbligazioni che lo vincolavano al creditore nel caso in cui questi fosse stato dichiarato eretico dal Tribunale dell’Inquisizione! Filippo, sfruttando ad arte le dicerie che circolavano sul conto dei Templari dipingendoli come dediti a pratiche magiche e idolatriche che sconfinavano nel terreno dell’eresia e della contaminazione sincretistica con l’Islam, incaricò i giuristi di raccogliere prove documentali e testimoniali, anche estorcendole con l’inganno. Nel 1139 Innocenzo II aveva concesso all’Ordine del Tempio il privilegium exemptionis, che implicava l’esenzione dell’Ordine e dei suoi membri dalla giurisdizione ecclesiastica esercitata da vescovi, arcivescovi e dal Collegio cardinalizio, sottoponendoli alla sola autorità del Papa (padrone assoluto dell’Ordine dopo Gesù Cristo), allo scopo di rendere il Capitolo ed il Gran Maestro liberi da interferenze esterne e capaci di decidere autonomamente. Il principio era stato derogato, però, dalla deliberazione di papa Onorio III che aveva autorizzato l’inquisitore della Tuscia a condurre inchieste sui singoli membri degli Ordini monastici che si fregiavano del privilegio dell’esenzione, Templari, Cistercensi e Ospitalieri, laddove fossero stati accusati di eresia. Filippo approfittò del precedente imprudentemente stabilito dal Papa per superare il principio dell’esenzione incaricando dell’indagine l’inquisitore di Parigi, Guillaume de Paris, e ordinando ai siniscalchi di tutta la Francia di eseguire l’arresto dei capi templari. La mattina del 13 ottobre 1307 il Gran Maestro Jacques de Molay ed il collaboratore, Gran Precettore di Normandia, Goffredo di Charnay furono tradotti in carcere per poi essere arsi sul rogo, esaurita la tormentata vicenda processuale, il 18 marzo 1314 sull’isolotto che fronteggia la chiesa di Notre Dame. Tralasciando di approfondire i dissidi che opposero Filippo il Bello a Clemente V, il papa guascone ostaggio della corona francese ad Avignone costretto a destreggiarsi tra le prospettive scismatiche della Chiesa francese paventate da Filippo IV in caso di intralcio papale alla prosecuzione dell’indagine ed il fermo proposito di preservare l’Ordine dallo scioglimento, ricordiamo soltanto la bolla Vox in Excleso con cui, nel 1312, il Papa decretò la sospensione dell’Ordine recependo gli atti di accusa rivolti ai Capi templari ma ribadendo, nel contempo, che i vertici stessi dell’Ordine, da lui interrogati, s’erano pentiti degli errori commessi, da non interpretarsi come atti compiuti con finalità ereticali, meritando così la reintegrazione nella comunità cristiana. Terrorizzato dalla prospettiva della sopravvivenza dell’Ordine, Filippo ordinò contro la volontà del Papa l’immediata esecuzione dei capi dell’Ordine, arsi sul rogo. La nota rilevante, che deriva dall’interpretazione della bolla del 1312, è che l’Ordine non fu mai sciolto ma soltanto sospeso con sentenza non definitiva, dunque ricostituibile anche se soltanto subordinatamente al consenso preventivo del Papa, sotto pena di scomunica. Il rapporto tra i Templari ed il Piemonte non si esaurisce nell’ipotesi dei natali piemontesi di Hugues de Payn né nell’estrema vastità del patrimonio fondiario ed immobiliare amministrato dall’Ordine in terra subalpina ma si estende ben aldilà, trovando continua alimentazione nelle tracce simbologiche e iconografiche riconducibili all’impronta templare che si trovano sparse per la nostra Regione. Dopo la sospensione dell’Ordine decretata dal Papa e l’esecuzione dei capi templari, la maggior parte dei cavalieri trovò scampo dalle persecuzioni, messe in atto dai potenti allo scopo di incamerare parte dei beni amministrati dai monaci, trovando rifugio in Paesi dove l’accanimento anti-templare innescato da Filippo il Bello assunse toni meno cruenti e accesi. In Portogallo, dal maniero di Tomar a nord di Lisbona, i Templari sopravvissero dando forma all’Ordine Supremo di Cristo che ne perpetuò lo spirito pionieristico, combattendo i mori dell’Algarve e conservandone il repertorio emblematico. In Piemonte una leggenda valsusina serba il ricordo del raduno di cavalieri del Tempio che si sarebbero dati appuntamento presso la Sacra di San Michele allo scopo di trattare e definire il passaggio di alcuni monaci alla Confraternita esoterico-religiosa dei Rosacroce. Le tre croci incise nella pietra in prossimità della porta di ingresso all’Abbazia (detta Porta di Ferro), sebbene non facilmente discernibili per la labilità dei contorni (la terza non è nemmeno più leggibile), testimonierebbero l’autenticità dell’incontro. Accanto alle testimonianze di manifestazioni spiritiche legate alla sopravvivenza dell’impronta spirituale di cavalieri del Tempio rimasti vincolati ai manieri e alle chiese che furono di pertinenza dell’Ordine, come nel caso del castello della Rotta, presso Moncalieri (To), il legame indelebile tra i Templari e l’area piemontese è correlato soprattutto al ruolo che essi avrebbero esercitato come tramite attraverso il quale molte reliquie legate alla figura di Cristo approdarono in Occidente – e qui il pensiero corre alla Sindone di Torino e alle tante ipotesi che sono state formulate per ricostruire il tragitto che compì il lenzuolo prima di giungere nella capitale piemontese nel 1578 nonché alla congettura, smentita dalle analisi dei sindonologi ma meritevole di essere menzionata per la sua originalità, che fosse stata “fabbricata” da un falsario utilizzando come cavia proprio il povero Jacques de Molay, spietatamente torturato dagli scagnozzi del Re prima di essere condannato al rogo in modo tale da riprodurre sul suo corpo i segni della Passione di Gesù. Esiste, infine, un legame assai saldo che sembra unire, come illustreremo nelle prossime puntate curiose dedicate a questa tematica così affascinante, il Sacro Graal alla Sindone di Torino e la Sindone stessa al misterioso “Bafometto”, statuetta, testa o effigie misteriosa che sarebbe stata venerata dai Templari in gran segreto alimentando le infamanti e false accuse sulla presunta idolatria di cui si sarebbero macchiati, tanto da essere addirittura tacciati di satanismo e presentati come adoratori del demonio in fattezze umane.
Paolo Barosso


Fonte: Massimo Centini, “I TEMPLARI IN PIEMONTE”, Macchione Editore, 2008, Varese.

CURIOSITA' TORINO

ATTIVITA' A TORINO


Cerchi un'
AGENZIA PUBBLICITARIA
a Torino?
Scopri Moksilla, realizzazione siti internet Torino, Grafica e Web Marketing.



Cerchi uno
STUDIO DI DOPPIAGGIO a Torino?
Scopri il TEATR8! Corsi di dizione, fonetica e produzione di spettacoli teatrali.







mappa

Come arrivare
Zone Extra


una tira l'altra

Il Museo dell'odontoiatria a Torino

Tutte le curiosità di Torino e Provincia



(c)TorinoCuriosa 2006. E' vietata la riproduzione, anche parziale, del materiale presentato.